Cagliari, 1 Apr 2025 - Mercoledì 2 aprile il presidente americano Donald Trump intende annunciare i cosiddetti "dazi doganali reciproci", su cui aleggia ancora una notevole incertezza.
L'evento è in programma presso il Rose Garden della Casa Bianca, al quale parteciperà la sua amministrazione al completo. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt spiegando che "ogni paese che ha trattato in modo scorretto gli Stati Uniti dovrebbe attendersi dazi" e sottolineando che sulle tariffe che saranno annunciate Trump si è consultato con il segretario al Tesoro Scott Bessent.
"Il presidente annuncerà un piano tariffario che annullerà le pratiche sleali che hanno derubato il nostro paese per decenni. È tempo di reciprocità ed è tempo che un presidente intraprenda un cambiamento storico per fare ciò che è giusto per il popolo americano", ha sottolineato.
I dazi reciproci e quelli sulle auto andranno ad aggiungersi a quelli già introdotti, tra cui vale la pena di ricordare i dazi del 25% che gli Usa già applicano su tutte le importazioni di acciaio e alluminio, ai quali l'Ue ha risposto con tariffe del 50% su whisky americano, motociclette e motoscafi a partire da aprile, e da metà aprile ulteriori dazi su gomme da masticare, pollame, semi di soia e altri beni. E a cui il Canada ha reagito imponendo tariffe su altri 20,6 miliardi di dollari di beni importati dagli Stati Uniti.
Nel frattempo Corea del Sud, Cina e Giappone hanno tenuto domenica il loro primo dialogo economico in cinque anni, cercando di agevolare il commercio regionale per prepararsi ad arginare i dazi degli Stati Uniti. Secondo una dichiarazione rilasciata dopo l'incontro, i tre ministri del commercio hanno concordato di "collaborare strettamente per colloqui globali e di alto livello" su un accordo di libero scambio tra Corea del Sud, Giappone e Cina per promuovere "il commercio regionale e globale".
I dazi che Washington intende annunciare mercoledì riguarderanno "tutti i paesi", non solo quelli con i maggiori squilibri commerciali con gli Stati Uniti. Lo ha detto Trump ai giornalisti a bordo dell'Air Force One, respingendo l'idea che le tariffe doganali colpiranno solo un numero ristretto di partner commerciali di Washington. "Inizieremo con tutti i Paesi e vedremo cosa succede".
Dopo l'annuncio dei dazi di sei settimane fa, negli ultimi giorni Trump era sembrato ammorbidire i toni, spiegando che avrebbe concesso una "pausa a molti paesi" e che le tariffe sarebbero state "meno dure di quelle reciproche" per evitare di infliggere danni pesanti. Venerdì scorso ha poi aperto alla possibilità di intese con i singoli paesi.
Nel fine settimana, però, i toni si sono induriti. Ai microfoni di Nbc ha detto di non essere interessato a un possibile aumento dei prezzi per le auto importate straniere, sulle quali ha imposto un dazio del 25% che scatterà il 3 aprile, e si è mostrato pronto a trattare solo con i paesi disposti da "offrire qualcosa di valore".
Domenica, rientrando da Mar-a-Lago, ha alzato il tiro spiegando che i dazi avrebbero riguardato tutti i paesi, smentendo così Bessent, che nei giorni scorsi aveva parlato di dazi solo contro i "dirty 15", i 15 paesi che hanno i maggiori squilibri commerciali con gli Stati Uniti.
L'evolversi delle posizioni di Trump sta complicando il lavoro del suo staff, chiamato a presentare al presidente la strategia da seguire. Dopo aver per più di un mese concentrato l'attenzione sui dazi reciproci, l'amministrazione è tornata a valutare l'ipotesi di dazi universali al 20%, caldeggiata dal tycoon durante la campagna elettorale come via principale per riequilibrare l'economia e ridurre il debito e il deficit.
Le nuove tariffe - secondo le cifre fornite dal consigliere della Casa Bianca Peter Navarro - porteranno nelle casse pubbliche 600 miliardi all'anno, di cui 100 derivanti dai dazi sulle auto. "Il protezionismo è tornato con forza", ha messo in guardia Larry Fink, l'amministratore delegato di BlackRock, nella sua lettera gli azionisti, notando come ci sia molta ansia per l'economia. Il timore, secondo gli economisti, è che a pagare il conto dei dazi siano gli americani in termini di caro prezzi ma anche di pensione e risparmi in fumo con il calo delle borse.
L'Unione europea "risponderà senza linee rosse ai dazi del presidente Usa Donald Trump sui prodotti europei". È quanto riferisce il quotidiano spagnolo El Paìs che cita un'alta fonte dell'Ue.
"Non ci sono linee rosse nell'elenco europeo delle ritorsioni", ha assicurato la fonte.
Ciò significa che, oltre a una risposta commerciale sotto forma di dazi sui prodotti statunitensi, che si aggiungerebbero a quelli previsti per contrastare le tariffe del 25% che Washington ha già imposto all'inizio del mese su alluminio e acciaio, Bruxelles sta valutando di applicare tutto il suo arsenale, che comprende anche il cosiddetto strumento anticontraffazione, un'arma di sicurezza economica che consentirebbe di chiudere il mercato europeo a determinati beni o servizi e persino di impedire alle aziende statunitensi di partecipare a gare d'appalto pubbliche o a progetti finanziati dal bilancio comunitario, spiega El Paìs.
Downing Street ha dichiarato di aspettarsi che il Regno Unito venga colpito dai nuovi dazi annunciati dal presidente Trump, nonostante la speranza di ottenere un'esenzione. Lo riportano i media britannici. Downing Street ha dichiarato che i funzionari continueranno i colloqui con gli Stati Uniti "finché ci sarà la possibilità di raggiungere un accordo", dopo che le previsioni hanno indicato che un aumento dei dazi del 20% sulle merci e i servizi britannici ridurrebbe il Pil del Regno Unito dell'1% e costringerebbe a un aumento delle tasse questo autunno.
“Ci siamo attivamente preparati a tutti gli scenari in vista degli annunci attesi dal presidente Trump questa settimana, che ci aspettiamo colpiscano il Regno Unito insieme ad altri Paesi", ha detto il portavoce ufficiale del premier Keir Starmer. “I nostri team commerciali continuano a portare avanti discussioni costruttive per concordare un accordo di prosperità economica tra Regno Unito e Stati Uniti, ma firmeremo un accordo solo se rifletterà il mandato di questo governo di garantire stabilità economica per la Gran Bretagna".
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