Roma, 4 Apr 2025 – Le balle della Meloni non reggono più. Infatti la camicetta nera italiana continua a dire che nei due anni del suo governo gli italiani stanno meglio ma non è assolutamente così. Infatti si è saputo che è salita nel quarto trimestre del 2024 la pressione fiscale e sfonda la soglia del 50%: secondo i dati Istat, è stata pari al 50,6% del Pil, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al 49,1% dello stesso periodo dell'anno precedente. Nell'intero 2024, la pressione fiscale si è attestata al 42,6% del Pil, registrando un incremento di 1,2 punti percentuali rispetto ai 41,4 del 2023. Nello stesso periodo, il saldo del conto delle pubbliche amministrazioni in rapporto al Pil ha fatto segnare un avanzo dello 0,4% contro un deficit pari al 6,6% nello stesso trimestre del 2023. È la prima volta dal quarto trimestre del 2019.
Come mai c’è stato l’incremento della pressione fiscale, visto che le aliquote di imposta sono rimaste più o meno costanti? È vero che sono aumentate le imposte e contributi pagati dai nuovi e vecchi lavoratori, ma sono aumentati anche i redditi pagati per cui il rapporto sostanzialmente non cambia. La questione è che i redditi da lavoro dipendente sono tassati molto più degli altri redditi per cui quando crescono i salari, cresce anche il Pil, ma le entrate crescono ancora di più, producendo un inasprimento della pressione fiscale. Accade invece l’opposto quando sono i profitti a crescere, perché pagano percentualmente molto meno imposte. Nell'ultimo trimestre del 2024 i profitti hanno sperimentato il sesto calo congiunturale - riporta l'Istat - dopo la forte crescita degli anni precedenti, mentre i salari sono cresciuti, sia perché sono aumentati gli occupati, sia perché è aumentato il loro salario medio.
Ora, la progressività dell'imposta sulle persone fisiche riguarda solo i redditi da lavoro dipendente che formano circa l’85 per cento della base imponibile dell’Irpef. Gli altri redditi sono in quasi completamente sottratti all’Irpef e tassati a parte, con aliquote proporzionali, come è il caso della flat tax per gli autonomi al 15%. Significa che, almeno in parte, i maggiori redditi ottenuti dai lavoratori dipendenti nel 2024 sono stati tassati ad aliquote medie più elevate che nel 2023. A questo si aggiunge l'effetto fiscal drag dovuto al recupero del potere d'acquisto dei salari, attraverso i rinnovi contrattuali, pesantemente eroso dall'inflazione degli anni scorsi. I salari sono cresciuti nominalmente, tant'è che il potere d'acquisto delle famiglie si è ridotto dello 0,6%, ma il fisco e il governo non sembra che se ne siano accorti e gli incrementi salariali sono stati conteggiati come incrementi di reddito effettivo e tassati ad aliquote superiori.
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