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Dazi, crollano le borse. Meloni: “Lunedì vertice”. Negli Usa in vigore dazi aggiuntivi del 10%.

Cagliari, 5 Apr 2025 - Sono entrati in vigore alle 0:01 di sabato ora di Washington (le 6:01 in Italia) anche i dazi aggiuntivi del 10% imposti dall'amministrazione Trump su gran parte dei prodotti che gli Stati Uniti importano dal resto del mondo: uno shock per il commercio globale che si prevede si intensificherà nei prossimi giorni. Questa soglia minima universale del 10%, da cui sono esenti determinati prodotti, si aggiunge ai dazi già esistenti.

E tra un annuncio e l’altro, Wall Street crolla ai livelli più bassi da agosto nel venerdì nero dei mercati mondiali ed estende le pesanti perdite di ieri, chiudendo la sua peggiore settimana dal marzo del 2020, nel pieno dell'emergenza Covid. L'annuncio di Pechino di una tariffa del 34% su tutti i beni statunitensi come ritorsione per i dazi Usa del 54% sulle importazioni cinesi ha travolto la Borsa di New York: il Dow Jones ha chiuso con una perdita del 5,5% a 38.314,86 punti, lo S&P 500 con un calo del 5,9% a 5.078,40 punti e il Nasdaq ha ceduto il 5,82% chiudendo a 15.587,79 punti.

"Solo i deboli falliranno". È la frase, scritta in maiuscolo, pubblicata dal presidente Usa, Donald Trump, su Truth Social, apparente riferimento al crollo delle borse mondiali innescato dai dazi doganali statunitensi.

La tempesta finanziaria scatenata dai dazi di Donald Trump si è abbattuta come uno tsunami sui mercati in Argentina. L'indice della borsa di Buenos Aires ha segnato oggi un crollo dell'8,5%, mentre il listino di titoli delle società argentina quotate a Wall Street riporta cali con punte massime del 12,4% e minime oltre il -5%.

Soffrono anche i titoli di Stato, che perdono in media oltre il 3,5%, facendo compiere un ulteriore balzo anche all'indice di rischio paese - lo spread con i buoni del Tesoro Usa - arrivato a quota 943 punti nominali (+8,14%). E mentre il governo Milei è in attesa di una conferma da parte del Fondo monetario Internazionale (Fmi) su un nuovo credito da 20 miliardi di dollari, continua il drenaggio di riserve della Banca Centrale, che anche oggi hanno lasciato sul terreno 193 milioni di dollari accumulando perdite per quasi 3miliardi di dollari solo nelle ultime tre settimane.

I leader imprenditoriali del Texas, terra dove le pazze politiche del presidente pregiudicato ha ottenuto una valanga di voti ma ora i cittadini hanno cambiato idea e contestano le nuove demenziali di Trump, il principale stato Usa per importazioni ed esportazioni, hanno espresso incertezza sul futuro economico a causa dell'imposizione di dazi globali e allarme per un rallentamento della crescita nei primi mesi dell'anno. Secondo un rapporto pubblicato ieri dalla Camera di Commercio di Dallas, le prospettive imprenditoriali sono peggiorate e metà degli imprenditori intervistati ha espresso preoccupazione per una "possibile recessione".    

Tra i fattori che destano preoccupazione, "l'aumento delle tariffe, che fa aumentare i costi e frena la domanda", come sottolineato nello studio. Il Texas è lo stato più grande degli Stati Uniti per commercio internazionale, con oltre 850 miliardi di dollari (circa 770 miliardi di euro) nel 2024, quasi il 16% del totale nazionale. Tra i principali partner commerciali del Texas figurano Canada, Messico e Cina.

Secondo i dati citati nel rapporto, il 6,8% dei posti di lavoro in Texas dipende dalle esportazioni e la crescita prevista del prodotto interno lordo (PIL) del Texas diminuirebbe di 1,5 punti percentuali a causa della "perdita di potere d'acquisto e della minore domanda dovuta all'aumento dei prezzi". Diversi analisti ed enti economici, come JPMorgan e l'agenzia di rating Fitch Ratings, hanno previsto che questa serie di dazi porterà a prezzi più alti per i consumatori e a una possibile recessione economica.

La California, quinta economia mondiale, cercherà accordi con il resto del mondo per essere esentata da future ritorsioni tariffarie contro gli Stati Uniti. Lo ha annunciato il governatore Gavin Newsom. "I dazi di Donald Trump non rappresentano tutti gli americani", ha affermato il democratico in alcuni video pubblicati sui social. "La California non è Washington D.C.", ha insistito in una dichiarazione, presentando il suo Stato come un "partner stabile e affidabile per le generazioni a venire".

Secondo la dichiarazione, l'amministrazione della California ha il compito di "cercare nuove relazioni commerciali strategiche". In questo contesto, il governatore chiede "ai suoi partner commerciali di lunga data di esentare i prodotti realizzati in California da qualsiasi misura di ritorsione". Newsom, al quale la stampa americana attribuisce regolarmente ambizioni presidenziali, non ha specificato in che modo i nuovi accordi potrebbero aggirare la politica protezionistica di Trump.

“E' presto per valutare le conseguenze effettive prodotte da questa nuova situazione sul nostro Pil e sulla nostra economia. Certamente, però, il panico e l'allarmismo possono causare danni ben maggiori di quelli strettamente connessi ai dazi”. E' quanto ha affermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il consiglio dei Ministri.

“Ho deciso di chiedere ai due vicepremier, al ministro dell'Economia, dell'Industria, dell'Agricoltura, delle Politiche europee, di vederci lunedì pomeriggio e di portare ciascuna per la propria competenza uno studio sull'impatto che questa situazione può avere per la nostra economia”.

"Lo stesso gruppo di lavoro del Governo, che da ora deve sentirsi prioritariamente impegnato sul tema, si confronterà anche con i rappresentanti delle categorie produttive, che sono stati convocati a Palazzo Chigi per martedì 8 aprile. Ci confronteremo anche con loro, per trovare le soluzioni migliori. L’obiettivo è avere in tempo breve un’idea il più possibile chiara, per l’economia italiana e del quadro complessivo, dell’impatto e dei settori maggiormente danneggiati nei diversi scenari, una linea d’azione per sostenere quelle filiere, un set di proposte da portare in Europa su come affrontare e rispondere a questa crisi e una linea di negoziato con gli Stati Uniti".

Infine dai televisori alla salsa di soia, dagli indumenti alla birra irlandese, gli americani si precipitano nei negozi a fare "acquisti preventivi". Come riporta il Wall Street Journal, milioni di persone negli Usa hanno reagito allo stesso modo: fare scorta, tra l'ansia per l'inflazione e la paura di un'imminente impennata dei prezzi. 

Mark Cuban, imprenditore miliardario e personaggio televisivo, ha suggerito ai suoi follower di iniziare a fare scorta. "Dal dentifricio al sapone, qualsiasi cosa per cui riuscite a trovare spazio in casa, acquistatela prima che debbano rifornire l'inventario - ha affermato in un post sulla piattaforma di social media Bluesky - Anche se sono prodotti negli Usa, aumenteranno il prezzo e daranno la colpa ai dazi". Il 50enne Noel Peguero ha raccontato invece che da mercoledì sera a giovedì mattina ha speso circa 3.000 dollari in prodotti elettronici, ricambi per l'auto, attrezzi da giardinaggio e altri articoli per la casa. "Adesso è il momento di comprare", ha detto.

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